PITT art

Progettazione logica al servizio dell'astrazione in Irmgard Hummitsch
Articolo del critico d'arte Sergio Pesce Il critico d'arte Dott. Sergio Pesce

Il riconoscimento di un particolare oggetto, o struttura, da parte della nostra percezione ci permette di inquadrarlo all'interno del tessuto pittorico, riconoscendo peculiarità insite nella sua materia. Nelle opere di Hummitzsch questa verità si esprime solo in parte essendo lei un'artista dichiaratamente astratta. La sua volontà parte da strutture ritratte con inquadrature ardite (anche fotografiche), successivamente poste sulla superficie pittorica; la quale, essendo di alluminio porta ad accogliere e quindi a riflettere le fonti di luce dell'ambiente circostante. Quello che vediamo sono composizioni architettoniche decontestualizzate e “figlie” di diversi punti di vista (o di fuga), talmente irreali e fantasiosi nella loro ricollocazione spaziale, da perdere ogni collegamento con il mondo che le ha generate, disorientando quindi lo spettatore che escludendo una analisi del particolare, si trova ad indagare un'opera astratta.
La Per tali motivi il concetto astratto di Hummitzsch va letto solo nella fase generale, ossia nella visione finale dell'opera. Qualora, come si è visto, si voglia porre attenzione sul particolare, saremmo costretti a riconoscere le verità architettoniche finemente scelte in fase progettuale. La scelta di queste strutture, mediata dal giudizio, che è sempre una attività critica compiuta dall'artista, ci porta ad osservare pilastri, scale, porte semi aperte e vetrate che concorrono a far smarrire lo spettatore, conscio della perdita dell'equilibrio compositivo qualora cerchi di contestualizzare il tutto. Un edificio ritratto porta con sé alcuni valori che noi gli associamo per via dell'indagine iconografica. Il suo riconoscimento è fortemente dipeso (in ambito pittorico) dalla tecnica di esecuzione e dal suo inserimento spaziale nel contesto. Se quest'ultimo accoglie altri edifici che con la loro disposizione negano il precedente (aberrazione marginale forte), sarò costretto a cogliere solo le loro forme, tralasciando il significato ossia la loro natura, seppur ritratta. Così facendo si passa all'astratto attraverso quelle forme che inizialmente esprimevano un concetto perché riconosciute dalla mia percezione. L'aspetto ludico delle opere che sembrano per certi versi omaggiare Escher, portano Hummitzsch per sua stessa ammissione a voler sorprendere lo spettatore senza avvicinarsi troppo alla realtà, nonostante l'iperrealismo prodotto nel particolare. I suoi dipinti sono mirati a suscitare curiosità e quindi ad alimentare il rapporto diretto con lo spettatore che deve interrogarsi sul percorso logico seguito, ritrovando nell'insieme compositivo quel processo di mutazione tradotto nell'opera astratta osservata. Il voluto richiamo allo spettatore (attento) cerca di rinnovare un rapporto tra questo e l'arte contemporanea, celato e messo in crisi sopratutto negli ultimi tempi. Non nasconde neppure la sua intenzione di irritarlo, perché come essa ammette:”nessuno può dire cosa sia veramente rappresentato”, ma è proprio in questa ricerca che si trova l'essenza del suo lavoro.
La L'utilizzo dell'alluminio come supporto, permette un continuo gioco di riflessi luminosi che vanno ad interagire con le strutture. La loro visione è sempre dipesa dalla luce con la quale sono state ritratte e da quella dell'ambiente in cui si trova l'opera. Inoltre, proprio come intese fare Art Nouveau, innalza al rango dell'arte un materiale notoriamente impiegato per altre finalità (l'alluminio), usato qui per le sue peculiarità legate alla fonte luminosa, tralasciando quindi quelle caratteristiche che lo definiscono utile in campo strutturale.
L'interesse di Hummitzsch nei confronti della matematica e della geometria che progressivamente giunge all'architettura per poi dissiparsi in forme astratte, si manifesta proprio in queste opere che trovano nella fonte luminosa la mediazione, affinché la composizione possa dirsi compiuta; mentre la prospettiva viene lasciata libera di interagire con il singolo piano ritratto, in modo che la stessa si infranga nella molteplicità data dalla visione generale, dipesa evidentemente dalle intenzioni artistiche manifestate con la pittura acrilica. Qualora volessimo riconoscere in queste “realtà” geometriche indipendenti, delle strutture architettoniche, quali esse sono, ci troveremmo ad affrontare problemi spaziali non paragonabili alla semplice aberrazione marginale. La molteplicità delle fughe (punti di vista) e la particolare inquadratura usata, assieme ai forti riflessi luminosi dati dal supporto metallico ci rendono inverosimile il dipinto, dandoci la percezione dell'astrazione maturata però nella più precisa progettazione logica. Anche la scelta di porre strutture luminose come ad esempio le vetrate in prossimità (o al di sotto) di muri pieni, porta alla considerazione di elementi posti agli antipodi nelle loro relazioni con lo spazio (pieni e vuoti) e con la luce. Rapporto che diremo inverosimile nel campo naturale, ma che trovano in quello astratto un felice connubio.
La Dopo quanto si è scritto, appare evidente che la critica ai suoi lavori dovrà essere mediata da quei generi e da quelle classi che agevolano la conoscenza dell'arte e l'educazione alla stessa. In Irmgard Hummitsch come si è visto, esiste una sorta di fede nel mutamento sempre accompagnata dalle logiche che governano il mondo dell'arte. Questa variazione concettuale e il relativo distacco con l'origine “naturale”, permette a questi “punti di vista” di divenire pure forme. Nel suo processo creativo le strutture architettoniche sono semplici “attori” in una azione astratta già da tempo determinata dall'artista.

                                                                   Dott. Sergio Pesce




DIE BRÜCKE Februar/März 2014

 

 

Die Brücke 149/150 – Februar/März 14

Linearer Widerstand


 Irmgard Hummitzsch,

Kleine Galerie im Künstlerhaus Klagenfurt Hummitzsch


Hummitzsch  Mitglied des Kunstvereins, setzt sich

seit den Achtzigerjahren mit den Techniken

der Acrylmalerei und Fotocollagen ausein-

ander.

Vom Glauben an die Kraft und den

fast nicht erschöpflichen Möglichkeiten und

Wider-

ständen der Linie beseelt, erforscht sie

immer wieder von Neuem das eigene Erleben.

Fotografische Findlinge sind oftmals der

 Ausgangspunkt ihrer Arbeiten, in der Regel

dann fixiert auf Aluminium – Dibond-Platten,

also auf Zehntelmillimeter dünnen Aluminium-

schichten

ständen der Linie beseelt, erforscht sie

immer wieder von Neuem das eigene Erleben.

Fotografische Findlinge sind oftmals der

 Ausgangspunkt ihrer Arbeiten, in der Regel

dann fixiert auf Aluminium – Dibond-Platten,

also auf Zehntelmillimeter dünnen Aluminium-

schichten

(Hannelore Thalbauer). 

Transparenz und Illusion

 

Irmgard Hummitzsch (geb. 1950 in Leibnitz/Stmk) ist eine genaue Beobachterin visueller Phänomene, die sich vor allem in architektonischen Strukturen alter und neuer Bauwerke sowie geordneten Naturformen und seriellen Formen kultivierter Landschaft (z. B. Weingärten) wiederfinden. Dabei sind es oftmals Details wie Treppen, Fenster, Baugerüste, Lichtschachte oder ausgefallene Elemente progressiver Bauten, die sie zu ihren Arbeiten inspirieren. Licht und Schatten, Transparenz und Verdichtung, Weichheit und Schärfe werden dabei in eine lebendige Beziehung gesetzt, aus der eine vibrierende Vielschichtigkeit entsteht. Die Umsetzung im künstlerischen Prozess verläuft in mehreren Schritten. Ausgehend von der Beobachtung der Phänomene, ihren abstrakten ästhetischen Gehalt bereits erfassend, greift Hummitzsch zur Kamera. Bereits beim Fotografieren wird der gestalterische Prozess in Gang gebracht, in dem sie etwa eine rasche Bewegung mit der Linse vollzieht, wodurch ein hoher Abstraktionsgrad in Form von Verwischungen, Schattierungen oder Lichtspuren zustande kommt.

 

Aus dem unermesslichen Fundus an Fotos, die über viele Jahre gesammelt werden und speziell bei Auslandsreisen und den dort vorgefundenen Bauten und landschaftlichen Besonderheiten eine fruchtbare Ergänzung finden, erstellt die Künstlerin Collagen. Dabei werden die Fotos auf hauchdünne Folien gedruckt, von ihr anschließend in Schablonen geschnitten und auf eine gebürstete Alu-Dibond Platte (meist im quadratischen Format) aufgeklebt. In früheren Jahren ihres Schaffens bleibt die Platte dabei noch als nackter Untergrund in Teilen sichtbar; heute wird sie zumeist komplett mit einer zarten Schicht einer Fotofolie beklebt, die dann als Referenzpunkt für die weitere Gestaltung fungiert. Sind noch vor einigen Jahren die Schablonen farblich und strukturell dichter und die Platten von geometrischen Übermalungen in Acrylfarbe geprägt, so findet die Künstlerin heute zu immer transparenteren, lichteren und teilweise musterhaften Strukturen – wobei die Übermalungen gewichen sind.

Die Zurücknahme der Farbigkeit mit einer Reduktion auf zarte Grau-, Blau-, Grün- und Brauntöne verleiht den Arbeiten den Eindruck von Durchlässigkeit und Leichtigkeit. Es entsteht ein mehrfach gebrochener illusionistischer Raum, der sowohl in die Tiefe wie auch nach vorne, unten und oben führt. 

 

Mit dem gleichen hohen Präzisionsgrad, mit dem die Folien zugeschnitten und zu- und übereinander geklebt werden, vollzieht die Künstlerin am Ende des Prozesses des Collagierens einen schöpferischen Akt: In bedachter Kommunikation mit den bereits entstandenen Strukturen, sie teilweise verstärkend und sie teilweise brechend, werden schwarze oder weiße Linien mit Permanentmarker durch das Bild gezogen. Die Linien sind ein wesentliches gestalterisches Element, sie beanspruchen keine Vorherrschaft und sind trotzdem als Residuum einer sonst ausgesparten, persönlichen Handschrift zu lesen. Der Betrachter wird so auf sanfte Weise gefordert, sich selbst und seinen eigenen Standpunkt in der Komplexität der Arbeiten zu finden. Mit Hilfe eines mehrfachen Perspektivenwechsels, einem Eintauchen in Mikroräume und dem gleichzeitigen Fließenlassen des Blicks in sich immer neu auftuende illusionistische Spiegelungen erfährt der Betrachter eine Loslösung und wohltuende Distanz von der Alltagswelt.

 

Im Laufe ihrer Entwicklung entdeckt Irmgard Hummitzsch neue Phänomene in der Außenwelt, die sie auf ihre Weise verarbeitet. So sind in der Ausstellung „Kambium“ (September/Oktober 2019) im Künstlerhaus Klagenfurt erstmals Werke von ihr zu sehen, in denen sie Fotos von organisch gewachsenen Naturerscheinungen, in diesem Fall Wachstumsringe eines Baumstammes, mit geometrisch-architektonischen Formen kombiniert. Auch hier erfährt die feine Struktur des Holzes durch die Durchlässigkeit der Folie und den stark vergrößerten Bildausschnitt einen hohen Abstraktionsgrad. Weit entfernt von wildwachsenden biomorphen Gebilden, zeigen die Arbeiten hohen malerischen Gehalt. Wie bei all ihren Arbeiten finden wir eine Ausgewogenheit der Komposition, wobei die Neugier der Künstlerin beim Einfangen eines Motivs und das bewegte Interesse am Erforschen neuer optischer Möglichkeiten vor einem rein ästhetischen Bildaufbau Vorrang hat. Dennoch zeigen die Werke eine außergewöhnliche Ästhetik, ein gelungenes Wechselpiel aus Reduktion und sinnlicher, von Akzenten geprägter Fülle  in all ihrer Feinheit und Nuancenvielfalt. Da durch die Transparenz der Folie die Dibond Platte mit ihrem Grauwert durchscheint und so das Erscheinungsbild der Arbeiten prägt, kommt noch ein anderes Phänomen zum Tragen: die Wirkung des Lichts. Als übergeordnete visuelle Ebene wird das Schimmern von Licht auf der Platte, gepaart mit Spiegelungen aus dem Umraum (Fenster, Türen, elektrische Lichtquellen) zu einem autonomen, sich ständig verändernden Merkmal, das im Wechselspiel mit der Komposition ein Gesamtkunstwerk entstehen lässt.

 

In den neuesten Arbeiten geht die Künstlerin diesmal farblich einen neuen Weg und gestaltet eine Serie von Arbeiten in der Größe 50 x 50 cm, in denen sie ein kräftiges, ins himbeer- bis brombeerfarbene Rot verwendet. Als Zufallsprodukt bei einem Schnappschuss in ein Dachfenster im Inneren eines Cafés entstanden, setzt die Farbe in geometrischer Form, umgeben von Schattierungen olivgrüner Töne einen kräftigen Impuls, der den Bildern Gegenwärtigkeit und vibrierende Spannung verleiht. 

 

Ihre Vorliebe für geometrische Formen und Strukturen fußt bei Irmgard Hummitzsch auf einem Studium der Mathematik, wobei die Liebe zur kreativen künstlerischen Tätigkeit sie aber ihr Leben lang begleitet. Seit über dreißig Jahren beschäftigt sie sich intensiv mit bildnerischer Gestaltung, wobei ihr Weg über die Aquarellmalerei zuerst zur Acrylmalerei führt, bis sie schlussendlich zu ihrer heutigen Ausdrucksform findet und diese laufend weiterentwickelt. Zu erwähnen ist, dass auch die technische Entwicklung der letzten Jahre in Bezug auf die Herstellung transparenter Folien, die blasenfrei verklebt werden können, zu immer differenzierteren Ergebnissen in ihrer Abreit führt. Als Mitglied des Kärntner Kunstvereins und der BV Kärnten kann sie in den letzten Jahren auf wichtige Erfolge zurückblicken: Beim „5. INTERNATIONAL FINE ARTS FESTIVAL KRANJ“ (Krainburg, SLO) zum Thema „a digital image & a classical picture“ im Jahr 2016 erlangt sie mit zwei Arbeiten den ersten Preis. 2017 wird sie in der „ARTEDITION COMPLIMENT“ (Innsbruck und Berlin) in der Kategorie Fotografie als Finalistin ausgezeichnet. Zahlreiche Gruppen- und Einzelausstellungen begleiten seit rund fünfzehn Jahren ihr Schaffen, unter anderen die Einzelausstellung „LINIE – EBENE – RAUM“ im Künstlerhaus Klagenfurt (2014). Mit der Ausstellung „Transparenz und Illusion“ (2020) in der BV Galerie Klagenfurt setzt sie einen weiteren Baustein in ihrem Schaffen, das durch seine innovative Kraft und Lebendigkeit in eine spannende und künstlerisch fruchtbare Zukunft blicken lässt.

 

 

Sonja Traar